Il lavoro procede, al meglio delle sue attuali possibilità. Piccoli lavori per amici di famiglia, grandi e complessi lavori per un cognome importante, qualche regalo per persone davvero speciali. Piccolo successo per un mediopiccolo fatturato.
Non ho ancora un uomo, in compenso ne ho al momento quattro in pieno torneo ProEvolution sul divano blu.
La mia mamma fatica un pò a volte, troppo peso su due sole spalle. Cerco di fare quello che posso, vado meglio, ma posso fare di più per lei e lo farò. La vedo sempre più bella in compenso. Un bel pò di chili in meno, un castano più dorato, sta meglio, completamente disintossicata ha gli occhi più azzurri di tutti i tempi e quando ride di cuore sembra una venticinquenne rotonda e felice.
Anche il cuore del fratellone fa il bravo. Con il proprietario del cuore tutto brodo di giuggiole, cannoni enormi e qualche raro, spaventoso e chiassosissimo fulmine a ciel sereno.
Sono stata mesi interi in abruzzo godendomi i mattoni grezzi della volta nel mio laboratorio, i ciottoli a terra e le mie mani. Sempre meno femminili e sempre più abili.
Godendomi piccoli tentativi di ripresa con la famiglia di mio padre. Un matrimonio stile Connie Corleone, meraviglioso Padrino I.
Un pranzo il giorno della festa del patrono a casa di zio Elio, chiarificatore e doloroso. Scopro di avere una porta sempre aperta. E mi vengono giù due lacrimoni da bambina. Silenziosi e rapidissimi. Mi sento abbracciata, mi sento... mi sento un pò di terra sotto i piedi. Però scopro anche che dovrò fare i conti con un'altra vistosa cicatrice. Mio padre ha venduto (fingendo di farla risistemare per i miei pranzi con gli amici) la vecchia trattoria con allevamento di trote, laghetto e prato inglese fino alla sponda sinistra del fiume, ha sposato l'ingenua e dolcissima ventisettenne rumena con pupo settenne a carico, si è trasferito in romania. Senza avvertire nessuno dei suoi fratelli. Zio Elio mi fa sapere che riceve delle telefonate, sembra che abbia bei debiti a Roma con gente non esattamente raccomandabile.
Un suo vecchio compagno di scuola, cui mio padre ha dato il mio numero di cellulare, continua a chiamarmi a intervalli di trenta giorni per un debito di 600 euro. Un termoconvettore servito a scaldare lui, il suo culo e quello di tutte le sue estmignottelle. Non me che per dignità, per orgoglio, semplicemente per non chiedere, restavo in una casa scaldata solo da un camino e una stufa a legna. Io ho avuto freddo ogni inverno negli ultimi due anni, avevo paura di andare a pisciare ogni volta che mi svegliavo di notte.
Poi zia Luisa, caciarona, sovrappeso e allegrissima o scazzatissima senza mai, mai, mai una via di mezzo, mi informa di una cosa peggiore. Lei si occupa con un altro nostro parente del conto postale di mia zia Marietta, un metro e ventotto, pizzetto, gambe veloci da farti venire il fiatone se cerchi di seguirla, oggi, a 86 anni, ma quasi completamente analfabeta, capace, per la precisione, solo di firmare. Luisa trova un prelievo di 5000 euro senza causale. Chiedono spiegazioni, ovviamente. Zia Marietta dopo un pò di confusione iniziale dice che ci ha comprato la legna. Ora. Per chi non sia un rude montanaro della Marsica, la legna costa mediamente 11 euro al quintale... il che equivarrebbe sostanzialmente ad abbattere tutta la montagna che guarda le nostre finestre. Incalzata dalle domande ammette che li ha dati a mio padre.
Sempre la nostra detective-casalinga zia Luisa trova un appunto su un'agenda sempre di zia Marietta... appunto pesante... 23 milioni di lire Gino. Vorrei vedere le vostre facce stupite quando scoprirete che mio padre si chiama Gino!
Mi chiama il giorno del mio compleanno, 19/9
"Auguri amore!"
"Amore il cazzo. Me chiamo Ambra."
"Ah ti chiami Ambra... che c'è? Perchè sei incazzata?"
"Perchè sei una merda?!"
"Che ho fatto adesso??!"
"Che ho fatto adesso?? Brutto stronzo, ho parlato con zio Elio e zia Luisa, hanno capito chi sei finalmente, hanno capito che non siamo mai stati pazzi io e mio fratello e hanno saputo che hai lasciato in Italia un pò di debiti e noi che abbiamo il tuo cognome dobbiamo ricevere telefonate più o meno minatorie mentre tu ti scopi la mia quasi coetanea. A chi cazzo hai chiesto i soldi?"
"A nessuno..."
"Pezzo di merda, ti dò un mese per tornare a chiarire, sono stanca di sentire chiacchiere sulla mia famiglia, sempre per i cazzi tuoi, non c'hai quindici anni cristo!"
"Torno i primi di Ottobre."
Nel frattempo, la mia nuova casa non è ancora stata ristrutturata. Prima non avevamo i soldi, ora, non abbiamo il nostro muratore, gli hanno bloccato un cantiere... c'aveva tipo dei clandestini slavi scalzi sui vetri, senza guanti, senza caschetto giallo e senza capelli, così, per farsi ancora più male.
Torno a roma ovviamente.
Periodo di assestamento un pò più complesso del solito, qualche discussione, un sacco di chiarimenti e poi di nuovo il brodo di giuggiole di cui sopra.
Tutti gli amici del quartiere stretti intorno al mio tavolo o sdraiati sui divani a stare. Semplicemente a stare. Una partita alla Play... oddio Scarface che giochetto! Una, due, dieci canne. Film a rotazione continua. I soliti impiccetti di sempre. Qualche impiccio più grosso che mi ha fatto barcollare a lungo. Quando amicizia e affari si mischiano le cose si mettono male. Lo sapevamo tutti ma pensavamo di essere migliori degli altri. Il solo pensarlo ci rendeva peggiori invece... Racconterò meglio tra un pò. Forse.
Si fa novembre. Io e mio fratello iniziamo a sentirci presi per il culo e Fabio chiama papà. Toccava a lui, buttiamo un pò di veleno ciascuno.
"Lo sai che cazzo di giorno è?"
"Fabio?"
(si gira verso di me) "Oh Ambrè, nun te commove ma... m'ha riconosciuto!" "Non dovevi tornare i primi di ottobre papì?"
"ehm, si, eh che... mi sto curando i denti..."
"Ah... e non poi telefonà?"
"No, eh che... non c'ho pensato."
"Porco dio, invece ce devi pensà perchè io sto avvelenato, Ambra sta avvelenata e non lo so chi è peggio. Hai lasciato un casino, devi venire a sistemare, sono stanco de statte a levà la merda dal culo, sono vent'anni che faccio da padre a un coglione egoista e irresponsabile"
"Ma me dici che ho fatto?"
(si rigira verso di me, ha ogni muscolo in tensione, potrebbe spaccare qualcosa) "Porco dio te lo dice Ambra perchè io la prossima cosa che te dico te la dico con un destro in bocca."
"Ma che ti sei messo in testa regazzì?"
"Sto regazzino è alto uno e 85 e è 'n cubo de veleno. Parla bene."
"Ehm... no scusa... Torno a natale, promesso e se proprio non posso chiamo."
"Bravo. Mò te passo Ambra che te lo dice lei che hai fatto."
"Ancora che te devo dì che hai fatto?"
"Ciao eh..."
"Ciao il cazzo. I debiti che c'hai lasciato, la gente sta cercando i tuoi fratelli, i tuoi cugini e quegli stronzi dei tuoi figli."
"amo... ehm Ambra" (Guardo mio fratello e sorrido di pietà per quell'uomo che è stato talmente crudele e assente ma allo stesso tempo ingombrante, quell'uomo che mi ha fatto diventare così cattiva che ora lui mi teme. E fa bene. E' terribile, se volete che lo dica. Ma fa bene a temermi.) L'ho detto già a Fabio, torno a Natale."
"Perfetto, torna a Natale e vai a trovare i tuoi parenti salda i debiti o quanto meno fatti vedere, vigliacco dimmerda, sparisce lui, codardo, è una vita che scappi. Ma mò te dico 'na cosa papà, l'ultima."
"Dai Ambrè... lascia stà ci vediamo a Natale e parliamo."
"No, tu me fai parlà adesso sennò esplodo e io a Natale nun c'arrivo. Ti volevo dire che quando tornerai, io e Fabio non vogliamo vederti. Perchè siamo stanchi di te, stanchi di vergognarci di te, di dover spiegare in continuazione che razza di fallito sei, sei stato solo capace di seminare vento e ora, ora raccogli la tempesta più grossa che posso sbatterti in faccia. Il mio disprezzo, il mio odio, il mio totale disinteresse rispetto alla tua salute. Ti consiglio di tenerti stretto quel surrogato di famiglia e di nazione che ti sei scelto perchè questa de famiglia, per quanto ci riguarda l'hai mandata a puttane un secolo fa. Sappi comunque che alla prima telefonata che mi arriverà dopo natale io e Fabio saliamo su un aereo e ti veniamo a spaccare le gambe perchè non siamo mai stata più incazzati di così."
"Ah, voi due mi venite a menare. In romania, con i miei amici rumeni, mossa stupida per dei ragazzi di periferia come voi... dovreste saperlo come funziona, la maggioranza vince."
"No papì... vince la qualità, te lo dice una che di risse ne ha viste e ne ha fatte... e io non ho mai detto che io e Fabio avremmo preso l'aereo da soli."
Click
Natale è passato e lui non si è sentito, ma non ho sentito nemmeno strozzini. Il che mi sembra fantastico.
Ho ancora mille cose da dire.
Tutte molto meno amare ma ho un crampo per mano.