mercoledì, 19 dicembre 2007,17:21

Sei appena uscito. A razzo, come sempre. Eri entrato forse mezz'ora prima. Ti vedo più elettrico del solito, mi dici di che va tutto bene. Lo so che menti. So sempre quando lo fai. E so che l'unico modo per farti parlare è non chiedere. Sennò ti stranisci, ti chiudi a riccio e tocca, come massimo dell'interazione, fasse na sfida alla play.

Ti parlo d'altro.

 Dei gemelli Paciotti che mi ha regalato Fabio. Belli come pochi oggetti al mondo, belli come il cellulare nuovo che ti mostro. Touch screen. Si. Totalmente. Guarda che coattata, così fai apparire i tasti. E controlliamo che la tua moto nuova ci sia ancora. Mi parli di quanto è costato il casco e di quanto ci stai attento. Poche pinne. Non nessuna. Ma capisco che è il massimo dello stare attenti per te e sorrido. Sorridiamo. Parliamo di capodanno. Di farcelo a casa tua con Vale, Fabio, Gra e gli altri. Poi un attimo di silenzio e me lo dici.

Mi dici di aver visto tutto quello che da fuori si vedeva da sempre. Mi parli di tua madre e per la prima volta dici di voler fare qualcosa per viverci meglio. Lo sappiamo che c'è qualcosa che non va. Ha sbagliato in quegli anni e... per quanto ci provi continua a sbagliare in continuazione, mille volte al giorno, ma ci pensi. Ed è strano, doloroso ma bello sentirti ammettere che non stai bene. Che ti rendi conto che certi sbrocchi sono esagerati. Hai detto di avere autocontrollo pari a zero. Di non piangere da mai... e solo dio sa quanti buoni motivi avresti avuto per farlo. Ammettiamo, candidi come gigli, che tornare in analisi ci farebbe sentire meglio. Ammetto, candida come un giglio, di essere la tua versione femminile. Sono te, essattamente te. Togli le risse, lascia solo qualche destro ben assestato, tra l'altro in passato, ma lascia tutto, tutto il resto. Continuamo a trattare di merda padri che in realtà vorremmo solo conquistare, tenendoli a debita distanza come fai tu o cancellandoli come ho fatto io e... ad essere onesta con me stessa, come lui mi ha permesso di fare. Viviamo di un'aggressività che forse non ci apparterrebbe fino in fondo.

Odiamo con ardore. Amiamo con riserva.

Non tiriamo fuori una spilla di quello che pensiamo nei momenti di maggiore solitudine. Non piangiamo. Io e te, amico mio, siamo sul punto di esplodere, in continuazione, e tu lo ammetti oggi. E me lo ricordi. E ora che mi ci fai pensare... io questa fatica non la reggo più.

Tenere il freno in continuazione perchè il mio motore è troppo potente per questa carrozzeria leggera leggera. Le velocità che raggiungo mi sembrano folli a volte. La strada diventa solo un triangolo tozzo di fronte a me e l'adrenalina mi fa sentire il sapore del rame sotto la lingua. Impossibile tenere il controllo a volte. E riparare i danni costa, se sono riparabili.

Io e te, sei grammi di fumo al giorno. Ma sappiamo che non possiamo continuare a rendere sereni i nostri giorni così, alleggerendo il presente, cercando di non ricordare il dolore del passato, disinteressandoci parzialmente di quello che sarà il futuro. Ce la dobbiamo riprendere in mano questa vita. E, in fondo, entrambi sappiamo da dove partire.

Mezz'ora con te è ricca come una vita intera tesoro mio. Sei pieno di cose meravigliose che a modo tuo sai dare. Ed essendo anche il mio modo... riesco a prendermele tutte. Ti conosco e mi conosci. Ci apparteniamo come due fratelli. Ed è dalle persone che siamo riuscite ad avvicinare che dobbiamo partire.

Mi abbracci e lo sento distintamente l'affetto che c'è.

 

 

 

"Che dici Ambrè? Ce provamo?"

"Si Stè... ce sto. Provamoce... oh, male che va restamo du stronzi..."

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sabato, 01 dicembre 2007,01:48

 

Giro del pakistano in una cartina e sbuccio un mandarino.

Spero basti a non farmi pensare a quanto sono poco fiera di me stanotte.

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giovedì, 29 novembre 2007,14:37

Lo so che quando un blogger riapre il suo blogghE dopo tanto tempo deve cercare di essere accattivante e divertente. Ma io lo riapro oggi e oggi c'ho una brutta considerazione da fare su di me.

Mi scuso formalmente per il pippone che segue ma va così. E poi a Roma piove.

 

Perchè continuo a dividervi in due categorie?

O siete miei amici e allora avete libero accesso alla mia casa, al mio cuore, al mio cellulare, alla mia macchina, al mio fumo, alla totalità del mio tempo e dei miei pensieri.

O siete quelli con cui esco. Con voi sono (o tento di essere) affascinante, inarrivabile, passionale, sarcastica, indipendente. Con nessuno di voi parlo nemmeno della prossima settimana... non sono sicura che avrei voglia di vedervi.

Triste che non ci sia nessuno che infranga il muro o meglio, nessuno a cui lasci infrangere il muro, o meglio ancora... nessuno che ritenga che l'impresa valga tutta la fatica che costa...

Qualcuno capace di entrare e stravolgermi il cervello e il corpo, cancellare compartimenti stagni e atteggiamenti del cazzo, portarmi all'essenza del rapporto a due... che da sola non ci arrivo. Per me è' tutto un gioco. Provocare senza mai eccedere, guardare senza lasciare la totale certezza di come andranno le cose, il trucco giusto e le ciglia lunghe... poi vivo con passione quello che c'è da vivere che sia una sera, una notte, un giorno intero... a volte un mese. Quasi mai troppo di più...

Tutto con la massima chiarezza, certo, perchè sono anche così scentifica che la prima volta che si esce è quella in cui si apre la scatola di cartone e si leggono tutte le regole del gioco... il che non esclude affatto che si inizi a giocare immediatamente dopo.

Oggi, per dire, sto per fare del mio meglio per risultare bellissima agli occhi di un uomo che non sono nemmeno sicura mi piaccia.

 

 

 

Sono piena di insicurezze personali e sono totalmente nel panico riguardo ai rapporti di coppia esclusivi.

 

 

 

 

Chiudendo in tutta sincerità...

Sto per rendermi bella agli occhi di un uomo che spero mi contraddica e mi stupisca.

 

 

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domenica, 25 marzo 2007,22:06

Non riesco ad aggiornare questo blog.

Me ne succedono troppe.

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martedì, 06 marzo 2007,16:06

parrucchiere ondulatura

cinture disattivare allarme

benzodiazepine è aulin

foto uomini palestrati nudi

pompinara professionista

solletico 2006

specchi barocchi

tumore al cervello quanti giorni dura

marzia faccia di merda

supposta farfallina

thc erba autoprodotta

sposi da piccoli

disturbo ossessivo compulsivo paura di investire con macchina

draghi a tre teste

erezione efficente

ragazzina scopa porco dio

respirare elio effetti collaterali

pugno occhio emorragia

salvaslip profumati

cerco pompinara professionista

ci divertivamo a vedere pisciare la nonna

lexotan suicidio indolore

capodanno cristo

cappotti elio selettivi

aprire porta blindata radiografie

cerotto di riavvicinamento

medicina: perchè il battito del cuore rimbomba

balistica chitarra

francesca zoccola

sertralina thc pareri

sguattero di mia moglie

amo+un+cardiologo

ansia di tutto tepore ossessivo compulsivo

bestemmie di donna

uomini con cicatrici a occhi

moltheni viscido

dove si trovano le conchiglie in gta san andreas

essere presi per culo dagli psichiatri

ipo mi rado ilcazzo e tu?

 

 

 

Onestamente... questo è l'unico vero motivo dell'esistenza del mio blog!

Ahhh le chiavi di ricerca!

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lunedì, 05 marzo 2007,15:51

S1 ha ricevuto sul suo cellulare questo messaggio sabato mattina: "ho costantemente gente divertente intorno ma sento di non potermi fidare di nessuno, le persone di cui mi fidavo e a cui tenevo sono lontane fisicamente, e a questo sono abituata, ma è la prima volta che le sento lontane anche di testa e di cuore. Te compreso. Forse dovrei smettere di pensare che l'amicizia come la intendo io esista. Perchè in realtà ho attorno solo gente che chiede, chiede e non sa dare... nemmeno affetto."

S2 ha ricevuto una chiamata venerdì sera. Abbiamo potuto parlare davvero poco... ma abbastanza da farmi sentire delusa, stranita, preoccupata...

S1 ha telefonato prima a me, trovando un portone chiuso a tripla mandata, poi al mio diplomatico e meno teatrale fratello... che come si dice a roma... c'ha messo 'na pezza.

Per tutti i miei lettori della Val Brembana, e dio solo sa quanti sono, mio fratello ha mediato acciocchè io e il mio latitante amico potessimo ritrovare la nostra consueta armonia.

S2 ha telefonato a casa, chiarendo. Ho avuto più conferme anche dall'esterno. E questo basta. Perchè per la cronaca... possiamo non vederci per mesi se so che tra noi è tutto sereno.

Però... però... però...

Se i miei due pezzi di cuore, per quanto malandati, impicciati e abbattuti sono tornati in qualche modo a battere... un piccolissimo pezzetto si è fermato del tutto. E non ripartirà.

 

Tu sei stata una serpe in seno fino ad oggi. Ma tu non sai che noi sappiamo. E tu non sai quanto ti costerà ogni sorriso falso che dovremo farti. Perchè è per lui che ieri sera le mie mani non si sono serrate attorno alla tua gola. Solo per lui che tu adesso respiri l'aria che non meriti. E dovresti ringraziare il tuo dio che per me la sua sicurezza sia più importante della mia... perchè mi sarei messa contro gli onnipotenti per darti quello che ti spettava.

Lui promette, io rispetto.

Io prometto di conseguenza, e manterrò.

Ma noi promettiamo... e aspettiamo.

E aspetterai anche tu, stai già aspettando in realtà senza neanche immaginarlo... finchè un giorno, tra un lustro circa, sarai lapidato da tutto il nostro odio.

 

E sarà sempre e comunque meno di quanto vorrei farti... Merda.

 

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sabato, 03 marzo 2007,00:12

...l'idea che lui se la stia scopando

mi provoca

inattesi

attacchi di iperventilazione.

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venerdì, 02 marzo 2007,16:54

E mi costringono a mettere tutto in discussione di nuovo. Spariscono. Tornano. Propongono. Fanno favori, e dio solo sa quanti ne chiedono. Lavorano. Giocano. Fanno. Dicono. E io... io non riesco più a fidarmi del tutto. Li sento troppo in movimento. Sento che non mi stanno dicendo tutto. Mi sono tagliata fuori da certi discorsi per stanchezza più che per prudenza. Saggio, certo. Ma mi sento fuori dal giro. Pro e contro direte voi... si, fuori da qui, forse.

Qui e adesso, essere più tranquilla invece implica l'essere più sola. Mancano le mie due colonne. S non si fa sentire, due settimane senza vederci... mai successo prima d'ora, nemmeno quando ero in abruzzo. Certo, il processo, il lavoro, la ragazza... tutto sacrosanto. Ma mi passi sotto casa e non hai nemmeno voglia di salutarmi... e questo mi spacca. Il Pirata, sparito anche lui, sabato notte l'ho massacrato. E' vero. Ma mi ha mancato di rispetto e non accetto di subire torti, sia chiaro, per orgoglio sarei dispostissima a rinunciare a chiunque. Anche al pezzo più bello del mio cuore.

L'impressione, al momento, è di aver mal valutato...

L'impressione è quella di freddo-umido nell'anima.

L'impressione è che niente tornerà più come prima... per quanto io abbia tentato di illudermi.

 

 

Non credevo che una frase del genere sarebbe mai potuta uscire da me... ma sono delusa dai miei amici, e non parlo dello sciame voluminoso, rumoroso e divertente che continuo ad avere intorno... parlo delle persone importanti che non ho più al mio fianco.

Mi delude che dimostrino di amarmi così poco rispetto a quanto li amo io...

 

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giovedì, 01 marzo 2007,16:23

Sento solo il suono del tuo motore rombare sotto le mie finestre.

Non vedo da settimane il tuo sorriso.

Non sento il tuo abbraccio.

Non sento te... E non ti sento perchè non ci sei.

 

Dimmi se non vuoi più esserci.

 

Dimmelo semplicemente e io imparerò a rinunciare anche a te.

 

 

 

Ho una corte di 15 persone.

Manchi tu e io mi sento sola. Sola da piangere.

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mercoledì, 21 febbraio 2007,21:50

Non mi piacerebbe avere occhi da orientale.

Sarebbe come vedere tutta la vita in 16:9.

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giovedì, 08 febbraio 2007,18:26

Sono stanca.

Vorrei che mio padre evaporasse.

E vorrei che l'evaporazione fosse un processo lento e doloroso.

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giovedì, 01 febbraio 2007,12:32

Avevamo undici anni.

Scuola media statale Gianni Rodari.

Estrema periferia romana.

La professoressa di matematica fa fare una figura di merda al mio amico. Lo mette in mezzo e lo fa vergognare. Io mi avveleno. In silenzio. Ricordo ancora quell'ondata di calore che mi avvampa la faccia e le orecchie. Facevamo il tempo prolungato io e lui. Le nostre madri lavoravano tutto il giorno. Mio padre era in un'altra regione con la troietta del momento e suo padre stava scontando il sedicesimo anno di galera.

A mensa lui non parlava. Non l'avevo mai visto triste. L'avevo sempre visto felice o incazzato. Per me lui non poteva essere triste.

Ad un certo punto. Stavamo soli, seduti sulle scalette dietro scuola. Mi tolgo un orecchino a cerchio... molto anni novanta... e glielo passo dicendogli "Rigamoje la machina".

Lui mi guarda come se avessi trovato la soluzione delle soluzioni con quegli occhi scuri, inquieti e bellissimi.

Senza più dirci nulla lo facciamo e torniamo in classe. Onestamente felici.

 

Distillato di vendetta allo stato puro iniettata nei corpi di due bambini.

 

Pochi giorni dopo, tutti danno la colpa a quelli della terza, la professoressa in questione però capisce che siamo stati noi, è da sempre la mia vicina di casa, mi conosce, e sa che io e il mio amico siamo molto peggio di quelli di terza.

 

Mandano me dal preside e F. dal vicepreside, uffici separati.

Ci incastrano.

Fanno credere a me che F. ha detto tutto e fanno credere a lui che io l'ho messo nella merda.

 

L'incontro in corridoio è stato violento quanto chiarificatore.

Appena ci vediamo allunghiamo il passo per affrontarci. Lui mi prende per i capelli e io gli stringo una mano attorno alla gola. Pochi istanti. Neanche il tempo di farci male. Poi ci guardiamo negli occhi e capiamo che se siamo incazzati così entrambi ci hanno inculato loro.

La prima e unica volta che qualcuno ci ha fregato...

 

 

Fino a pochi giorni fa.

 

 

Era lui quello con i 2100 euro addosso. Fermato. Notte in cella. S... mio 'fratello' che era con lui dice che non ha detto una parola.

Gli hanno detto che S stava parlando. Lui non ha detto niente lo stesso stavolta.

Ma in cella gliel'ha chiesto. E questa domanda ha sfasciato un'amicizia.

Le guardie sanno essere delle vere merde... pronte a distruggere l'unica cosa bella e pulita che quelle facce abbiano visto.

Comunque F. l'ha pensato.

E questo per S. è stato sufficiente a sentirsi il cuore a pezzi. Anche se poi fa quello intangibile e spaccone... lo so che ci sta male.

 

Ma io ora ho in mente il suo viso a undici anni. Ho in mente quell'espressione delusa e spaventata del bambino che era... lo stesso sguardo incredulo e pieno di dolore... ma stavolta è dodici anni dopo, stavolta nessuno chiude un occhio, stavolta non bastano tre giorni di sospensione... stavolta è spaccio, stavolta tutto succede in una cella due per tre.

 

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giovedì, 25 gennaio 2007,22:03

In zona è tutto un porco dio.

Io mi diverdo con loro, li ascolto, li consiglio, a volte li prendo a calci... ma li sento tutti come roba mia.

E, in media, guai a chi me li tocca.

In media.

 

Mani no legate adesso. Deppiù.

Anche un pò d'ansia ad essere onesti.

 

Un altro fratello.

 

Ce l'ho a casa.

Come ogni giorno.

Ma è diverso.

 

Al gabbio non ci va.

Una notte in cella, gli schiaffi con processo per direttissima a seguire sembrano essere tutto al momento.

In fondo... era incensurato.

Ma non pulitissimo.

Noto.

Diciamo così.

Ma i 21 grammi di fumo addosso e i 2100 euro nelle tasche di chi era con lui non sono passati esattamente inosservati.

 

Nella perquisizione a casa sua hanno trovato la custodia di un bilancino di precisione.

La sua casa adesso però è irriconoscibile...

Stavano avvelenati.

 

Sua madre è a pezzi... e la mia, comprensibilmente, ha assorbito ansie e fatto considerazioni che non avrebbe dovuto fare.

Sua sorella è tosta. La mia commare di cresima. Ma è provata... e credo si sia profondamente rotta il cazzo di noi e di tutta la merda che le facciamo girare intorno.

 

 

Ho due fratelli oltre il mio.

Scelti per me dal destino.

 

Nell'arco di pochi mesi me li hanno bevuti entrambi.

 

Fogli di via.

Guardie.

Avvocati.

Giudici.

 

E' tutto un fottutissimo porco dio.

 

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martedì, 16 gennaio 2007,14:37

Ho finito ora di bere il mio cappuccino.

No. Non l'ho bevuto mooolto lentamente, mi sono effettivamente svegliata ora.

Arrivo in salone e ritrovo il mio pc montato sulla tavola rotonda di mogano.

I divani girati a cazzo di cinema.

E ricordo la maratona Verdone+Simpson di ieri sera.

C'era mezzo quartiere a casa mia, come sempre, con l'unica differenza che la mia mamma è a Milano per un paio di giorni per lavoro e l'invasione degli unni può esplodere in tutta la sua potenza.

Parlerò di queste serate, di queste facce, di queste prepotenze e gerarchie da periferia romana... dell'amore e del rispetto, dell'odio e del disprezzo. Un giorno parlerò delle tinte forte dei personaggi della mia vita capitolina... giovani pusher caciarioni che sanno darti il più grande dei sostegni solo guardandoti. Non ci chiediamo mai niente, ci siamo e stop. E' una famiglia. Un continuo ed incessante mutuo soccorso. Non ci chiediamo niente perchè sappiamo sempre tutto e guai a chi ci tocca. Ma guai seri... che l'ultimo ragazzo che ha provato a fare il matto con me ancora si ricorda le facce dei miei amici... non chiamati ovviamente... ma che erano a pochi metri e che hanno solo sentito un mio tono di voce stranito... sono arrivati in blocco, in sette, a chiedere gentilmente a questo ragazzo cosa cazzo volesse fare con Ambretta e ricordandogli che nessuno può disturbarmi, tanto meno in zona nostra... niente violenza, è bastato il loro numero e le loro facce... che se ridono ridono... ma se s'incazzano ti fanno piangere. Mi sono sentita protetta e stretta in un abbraccio caldo... mi sono sentita leggera e sicura... perchè mi hanno dimostrato per l'ennesima volta che c'è qualcuno in questo cazzo di mondo che se solo io alzo il telefono parte. E per sicurezza parte con una mazza chiodata sotto il sedile.

Violenti.

Lo siamo.

Ci siamo dovuti diventare.

E lo sappiamo...

E un pò ci piace...

E lo ammettiamo...

Ma... c'è di base un quartiere tosto, sotto l'apparenza semi-residenziale, troppi soldi in mano già da piccoli... c'è di base un'amicizia tanto profonda da scordasseli i soldi...

E poi... c'è la mia vanità.

Sono l'unica donna in questo gruppetto... rispettata come fossi un boss. Non ho soprannomi, su mia madre non si scherza, a casa mia non si citofona, per non disturbare, mi fischiano in finestra e se sono disponibile apro, sennò i ragazzi si volatilizzano... mi temono in un certo senso, temono anche il mio fratellone, ma se devo essere onesta le loro facce quando mi incazzo sono esilaranti... Li ho visti pistare a sangue degli stronzi alti un metro e novanta... e poi, li vedo temere me...

I miei cuccioli...

 

 

Ora... doccia.

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martedì, 09 gennaio 2007,03:07

Il lavoro procede, al meglio delle sue attuali possibilità. Piccoli lavori per amici di famiglia, grandi e complessi lavori per un cognome importante, qualche regalo per persone davvero speciali. Piccolo successo per un mediopiccolo fatturato.

Non ho ancora un uomo, in compenso ne ho al momento quattro in pieno torneo ProEvolution sul divano blu.

La mia mamma fatica un pò a volte, troppo peso su due sole spalle. Cerco di fare quello che posso, vado meglio, ma posso fare di più per lei e lo farò. La vedo sempre più bella in compenso. Un bel pò di chili in meno, un castano più dorato, sta meglio, completamente disintossicata ha gli occhi più azzurri di tutti i tempi e quando ride di cuore sembra una venticinquenne rotonda e felice.

Anche il cuore del fratellone fa il bravo. Con il proprietario del cuore tutto brodo di giuggiole, cannoni enormi e qualche raro, spaventoso e chiassosissimo fulmine a ciel sereno.

Sono stata mesi interi in abruzzo godendomi i mattoni grezzi della volta nel mio laboratorio, i ciottoli a terra e le mie mani. Sempre meno femminili e sempre più abili.

Godendomi piccoli tentativi di ripresa con la famiglia di mio padre. Un matrimonio stile Connie Corleone, meraviglioso Padrino I.

Un pranzo il giorno della festa del patrono a casa di zio Elio, chiarificatore e doloroso. Scopro di avere una porta sempre aperta. E mi vengono giù due lacrimoni da bambina. Silenziosi e rapidissimi. Mi sento abbracciata, mi sento... mi sento un pò di terra sotto i piedi. Però scopro anche che dovrò fare i conti con un'altra vistosa cicatrice. Mio padre ha venduto (fingendo di farla risistemare per i miei pranzi con gli amici) la vecchia trattoria con allevamento di trote, laghetto e prato inglese fino alla sponda sinistra del fiume, ha sposato l'ingenua e dolcissima ventisettenne rumena con pupo settenne a carico, si è trasferito in romania. Senza avvertire nessuno dei suoi fratelli. Zio Elio mi fa sapere che riceve delle telefonate, sembra che abbia bei debiti a Roma con gente non esattamente raccomandabile.

Un suo vecchio compagno di scuola, cui mio padre ha dato il mio numero di cellulare, continua a chiamarmi a intervalli di trenta giorni per un debito di 600 euro. Un termoconvettore servito a scaldare lui, il suo culo e quello di tutte le sue estmignottelle. Non me che per dignità, per orgoglio, semplicemente per non chiedere, restavo in una casa scaldata solo da un camino e una stufa a legna. Io ho avuto freddo ogni inverno negli ultimi due anni, avevo paura di andare a pisciare ogni volta che mi svegliavo di notte.

Poi zia Luisa, caciarona, sovrappeso e allegrissima o scazzatissima senza mai, mai, mai una via di mezzo, mi informa di una cosa peggiore. Lei si occupa con un altro nostro parente del conto postale di mia zia Marietta, un metro e ventotto, pizzetto, gambe veloci da farti venire il fiatone se cerchi di seguirla, oggi, a 86 anni, ma quasi completamente analfabeta, capace, per la precisione, solo di firmare. Luisa trova un prelievo di 5000 euro senza causale. Chiedono spiegazioni, ovviamente. Zia Marietta dopo un pò di confusione iniziale dice che ci ha comprato la legna. Ora. Per chi non sia un rude montanaro della Marsica, la legna costa mediamente 11 euro al quintale... il che equivarrebbe sostanzialmente ad abbattere tutta la montagna che guarda le nostre finestre. Incalzata dalle domande ammette che li ha dati a mio padre.

Sempre la nostra detective-casalinga zia Luisa trova un appunto su un'agenda sempre di zia Marietta... appunto pesante... 23 milioni di lire Gino. Vorrei vedere le vostre facce stupite quando scoprirete che mio padre si chiama Gino!

Mi chiama il giorno del mio compleanno, 19/9

"Auguri amore!"

"Amore il cazzo. Me chiamo Ambra."

"Ah ti chiami Ambra... che c'è? Perchè sei incazzata?"

"Perchè sei una merda?!"

"Che ho fatto adesso??!"

"Che ho fatto adesso?? Brutto stronzo, ho parlato con zio Elio e zia Luisa, hanno capito chi sei finalmente, hanno capito che non siamo mai stati pazzi io e mio fratello e hanno saputo che hai lasciato in Italia un pò di debiti e noi che abbiamo il tuo cognome dobbiamo ricevere telefonate più o meno minatorie mentre tu ti scopi la mia quasi coetanea. A chi cazzo hai chiesto i soldi?"

"A nessuno..."

"Pezzo di merda, ti dò un mese per tornare a chiarire, sono stanca di sentire chiacchiere sulla mia famiglia, sempre per i cazzi tuoi, non c'hai quindici anni cristo!"

"Torno i primi di Ottobre."

Nel frattempo, la mia nuova casa non è ancora stata ristrutturata. Prima non avevamo i soldi, ora, non abbiamo il nostro muratore, gli hanno bloccato un cantiere... c'aveva tipo dei clandestini slavi scalzi sui vetri, senza guanti, senza caschetto giallo e senza capelli, così, per farsi ancora più male.

Torno a roma ovviamente.

Periodo di assestamento un pò più complesso del solito, qualche discussione, un sacco di chiarimenti e poi di nuovo il brodo di giuggiole di cui sopra.

Tutti gli amici del quartiere stretti intorno al mio tavolo o sdraiati sui divani a stare. Semplicemente a stare. Una partita alla Play... oddio Scarface che giochetto! Una, due, dieci canne. Film a rotazione continua. I soliti impiccetti di sempre. Qualche impiccio più grosso che mi ha fatto barcollare a lungo. Quando amicizia e affari si mischiano le cose si mettono male. Lo sapevamo tutti ma pensavamo di essere migliori degli altri. Il solo pensarlo ci rendeva peggiori invece... Racconterò meglio tra un pò. Forse.

Si fa novembre. Io e mio fratello iniziamo a sentirci presi per il culo e Fabio chiama papà. Toccava a lui, buttiamo un pò di veleno ciascuno.

"Lo sai che cazzo di giorno è?"

"Fabio?"

(si gira verso di me) "Oh Ambrè, nun te commove ma... m'ha riconosciuto!" "Non dovevi tornare i primi di ottobre papì?"

"ehm, si, eh che... mi sto curando i denti..."

"Ah... e non poi telefonà?"

"No, eh che... non c'ho pensato."

"Porco dio, invece ce devi pensà perchè io sto avvelenato, Ambra sta avvelenata e non lo so chi è peggio. Hai lasciato un casino, devi venire a sistemare, sono stanco de statte a levà la merda dal culo, sono vent'anni che faccio da padre a un coglione egoista e irresponsabile"

"Ma me dici che ho fatto?"

(si rigira verso di me, ha ogni muscolo in tensione, potrebbe spaccare qualcosa) "Porco dio te lo dice Ambra perchè io la prossima cosa che te dico te la dico con un destro in bocca."

"Ma che ti sei messo in testa regazzì?"

"Sto regazzino è alto uno e 85 e è 'n cubo de veleno. Parla bene."

"Ehm... no scusa... Torno a natale, promesso e se proprio non posso chiamo."

"Bravo. Mò te passo Ambra che te lo dice lei che hai fatto."

"Ancora che te devo dì che hai fatto?"

"Ciao eh..."

"Ciao il cazzo. I debiti che c'hai lasciato, la gente sta cercando i tuoi fratelli, i tuoi cugini e quegli stronzi dei tuoi figli."

"amo... ehm Ambra" (Guardo mio fratello e sorrido di pietà per quell'uomo che è stato talmente crudele e assente ma allo stesso tempo ingombrante, quell'uomo che mi ha fatto diventare così cattiva che ora lui mi teme. E fa bene. E' terribile, se volete che lo dica. Ma fa bene a temermi.) L'ho detto già a Fabio, torno a Natale."

"Perfetto, torna a Natale e vai a trovare i tuoi parenti salda i debiti o quanto meno fatti vedere, vigliacco dimmerda, sparisce lui, codardo, è una vita che scappi. Ma mò te dico 'na cosa papà, l'ultima."

"Dai Ambrè... lascia stà ci vediamo a Natale e parliamo."

"No, tu me fai parlà adesso sennò esplodo e io a Natale nun c'arrivo. Ti volevo dire che quando tornerai, io e Fabio non vogliamo vederti. Perchè siamo stanchi di te, stanchi di vergognarci di te, di dover spiegare in continuazione che razza di fallito sei, sei stato solo capace di seminare vento e ora, ora raccogli la tempesta più grossa che posso sbatterti in faccia. Il mio disprezzo, il mio odio, il mio totale disinteresse rispetto alla tua salute. Ti consiglio di tenerti stretto quel surrogato di famiglia e di nazione che ti sei scelto perchè questa de famiglia, per quanto ci riguarda l'hai mandata a puttane un secolo fa. Sappi comunque che alla prima telefonata che mi arriverà dopo natale io e Fabio saliamo su un aereo e ti veniamo a spaccare le gambe perchè non siamo mai stata più incazzati di così."

"Ah, voi due mi venite a menare. In romania, con i miei amici rumeni, mossa stupida per dei ragazzi di periferia come voi... dovreste saperlo come funziona, la maggioranza vince."

"No papì... vince la qualità, te lo dice una che di risse ne ha viste e ne ha fatte... e io non ho mai detto che io e Fabio avremmo preso l'aereo da soli."

Click

 

 

 

Natale è passato e lui non si è sentito, ma non ho sentito nemmeno strozzini. Il che mi sembra fantastico.

 

Ho ancora mille cose da dire.

 

Tutte molto meno amare ma ho un crampo per mano.

 

 

 

 

 

 

 

 

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